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Category Archives: linguaggio del corpo

Linguaggio del Corpo in Pillole: il potere del sorriso

Linguaggio del Corpo: alla ricerca di un po di sicurezza…

linguaggio del corpo i gesti di difesaCominciamo da una piccola considerazione…

Quando eravamo piccoli i nostri genitori ci abbracciavano e ci stringevano quando ci vedevano tristi, preoccupati o magari sofferenti. Da adulti assumiamo invece posizioni con le quali tentiamo di riprodurre quella sensazione di conforto quando ci ritroviamo davanti a situazioni ad alto stress.

Al posto di incrociare completamente le braccia, atto che può palesare fin troppo bene la paura che proviamo, a volte (in particolar modo le donne) usiamo un gesto molto più sottile, l’incrocio parziale: un braccio viene posto orizzontalmente all’altezza della vita e stringe l’altro, formando cosi un una barriera e simulando in tal modo una sorta di abbraccio.

Le barriere cosi create vengono spesso utilizzate in occasioni di riunioni con persone estranee o quando ci si sente insicuri. Una donna che assuma questa posizione si trova in una situazione tesa anche se di solito afferma di sentirsi a proprio agio.

Quando si trovano in una situazione simile gli uomini invece tendono invece ad utilizzare un’altra barriera parziale, l’incrocio delle mani sul corpo.

Conosciuta anche come posizione della zip rotta è un gesto che aiuta a sentirsi maggiormente sicuri in situazioni stressogene perchè protegge i genitali ed evita le conseguenze di potenziali “attacchi frontali”.

In molti vi ricorrono anche quando fanno la fila per mangiare negli istituti di carità o per ricevere sussidi; in questo caso denota scoraggiamento e vulnerabilità.

Un personaggio storico che veniva spesso ritratto in questa posizione era Hitler. Lo usava infatti regolarmente in pubblico per mascherare il senso di inadeguatezza sessuale che gli procurava il fatto di avere un solo testicolo.

Antonio Antefermo

Vi ricordo che il 5 e 6 Ottobre si terrà a Brindisi il nostro seminario sul linguaggio del corpo. CLICCATE QUI PER IL PROGRAMMA COMPLETO

Te lo leggo in faccia: introduzione alle Micro-espressioni facciali

Quanti di voi hanno amato la serie televisiva LIE TO ME?
Si, quel telefilm in cui il Dottor LightMan (interpretato magistralmente dal mitico Tim Roth), con i suoi modi poco ortodossi, smascherava i bugiardi solo guardandoli in faccia, aiutando così l’FBI (e non solo) a risolvere i casi più difficili.
In quella serie tv si parlava di micro-espressioni facciali. Ma chi sa di cosa si tratta veramente? Ma soprattutto, è tutto vero?
La risposta a quest’ultima domanda è SI. Non solo, gli attori che hanno partecipato alle riprese sono stati addestrati da Paul Ekman in persona; il tutto per rendere il più “scientificamente” corretto il contenuto del telefilm.
Ma chi è costui (in molti si staranno chiedendo)?
Paul Ekman è stato professore di Psicologia all’università della California (UCSF) fino al 2004. Il suo più grande contributo alla psicologia moderna è costituito dalle sue ricerche sulle emozioni umane e l’universalità delle espressioni ad esse associate, considerate infatti di origine biologiche e con funzione altamente adattive per la vita dell’uomo. Questa teoria si basa sulle intuizioni, a loro tempo denigrate ed accantonate, di Charles Darwin. Nel suo libro “the expression of emotion in man and animals” il grande biologo metteva a confronto infatti le espressioni del mondo animale con quelli degli essere umani, creando un continuum nella filogenesi delle stesse.
Secondo Ekman le emozioni universali sono 6: rabbia, felicità, disgusto, sorpresa, paura e tristezza. Quando si parla di universalità si parla di espressioni geneticamente determinate e non influenzate dalla cultura di appartenenza e dai tratti di personalità.
A confermare le sue teorie sono arrivati tanti studi empirici fra i quali quelli svolti negli anni 70 su una popolazione della Nuova Guinea che non aveva mai avuto contatti con la cultura occidentale.
Un altra scoperta fondamentale di Ekman è quella che riguarda l’esistenza delle microespressioni, che flashano sul viso per circa 1/5 di secondo rivelando il vero stato d’animo della persona e che sono impossibile da mascherare in quanto inconsce. La problematica principale legata allo studio delle espressioni umane è che noi tutti siamo abituati a mascherare determinate emozioni perchè, sin da piccoli, ci hanno insegnato vere e proprie regole sociali di regolazione delle espressioni. Questo porta quindi a simulare alcune espressioni (ad esempio ci mostriamo felici quando la nostra zia ci regala il maglione più brutto che abbiamo mai visto per non ferire i suoi sentimenti) e a mascherarne altre (magari siamo ancora arrabbiati con un nostro amico che ci ha chiesto scusa per ciò che ha fatto ma mostriamo un sorriso “sociale” per fargli comunque intendere che lo vogliamo perdonare).
Un altro passo importante nella ricerca delle espressioni umane è sicuramente la realizzazione del FACS (facial action codyng system) messo a punto da Ekman e che permette la codifica di qualsiasi espressione e/o microespressione a partire dal movimento dei muscoli facciali che agiscono in sincrono per crearla.
Grazie a questo metodo è stato dimostrato che noi uomini non riusciamo ad utilizzare consciamente tutti i muscoli che intervengono nella creazione di determinate espressioni e questo ci permette di capire chi sta simulando. Ad esempio per distinguere un sorriso “sincero” (sorriso Duchenne) da uno “sociale” è quello di notare se si creano le cosiddette “zampe di gallina” all’esterno degli occhi. Questo perchè questo fenomeno è legato all’utilizzo di un muscolo, l’ “orbicularis oculi”, impossibile da controllare volontariamente. L’altro muscolo che interviene nel sorriso è invece lo “zigomatico”.
Chiudo qui questa breve biografia di Paul Ekman con la promessa di inserire in altri post maggiori informazioni e più dettagliate sul lavoro di questo grande ricercatore.
Ciao a tutti
Antonio
Bibliografia
Te lo leggo in faccia – Paul Ekman

Linguaggio del Corpo: il corpo va dove la mente vuole

Spesso capita di essere assaliti dalla sensazione che, la persona di fronte a noi, non sia realmente interessata alle nostre parole, nonostante sfoggi un sorriso a trentadue denti e interagisca con noi annuendo e intervenendo nel discorso di tanto in tanto. Forse si tratta di una sensazione viscerale e non ben definita che ci fa vivere in modo negativo la conversazione. Probabilmente,  una vocina comincia a risuonare nella nostra testa ponendoci difronte alla cruda realtà mentre, la nostra parte razionale, si ancora ai comportamenti più visibili come sorrisi e cenni con il capo, che sembrano invece rinforzare l’idea che il nostro interlocutore apprezzi la nostra compagnia e quanto gli stiamo raccontando.

Questo accade perché il vostro inconscio è in grado di leggere ed interpretare correttamente i sottili segnali che il corpo del vostro interlocutore vi sta inviando. Purtroppo, la maggior parte delle persone, non sono però in grado di interpretare quello che il proprio inconscio sta dicendo loro.

Cerchiamo di capire come riuscire ad interpretare correttamente le intenzioni del nostro interlocutore.

La regola da tener sempre presente è questa: la direzione in cui il corpo è orientato indica dove la persona vorrebbe essere in quel momento.

Esempio: il vostro amico ha la testa rivolta verso di voi, vi sorride e fa cenni con la testa, ma se guardate i suoi piedi, questi sono rivolti verso un’altra persona o, peggio ancora, verso la porta.

Ricordate, solo quando il corpo è allineato in direzione di chi sta parlando possiamo avere la certezza che quello che stiamo dicendo interessa veramente all’altra persona.

L’orientamento del corpo fornisce indizi importanti per poter decifrare correttamente il suo atteggiamento nei confronti di chi gli è vicino e le sue intenzioni. Se volete mettere a proprio agio il vostro interlocutore mettetevi a 45 gradi rispetto a lui, in una posizione “aperta”; se invece volete imporvi o metterlo un po’ sotto pressione, mettetevi esattamente di fronte.

Imparare queste poche regole può essere utile non solo per diventare dei comunicatori efficaci ma anche per comprendere in maniera rapida quali sono i rapporti sociali all’interno di un gruppo di amici, un team di lavoro, una classe ecc…

Buona giornata,

Antonio

 

Nuovi Corsi sul Linguaggio del Corpo e Microespressioni a Brindisi, Bari e Matera

Linguaggio del Corpo: le braccia e le posizioni di chiusura

Buongiorno a tutti,

con l’ articolo oggi vorrei cercare di fare un pò di chiarezza sui gesti di chiusura rappresentati dalle braccia conserte nelle loro diverse varianti che sono spesso soggetti a errate, perché superflue, interpretazioni.

 Partiamo analizzando la tipica posizione delle braccia al petto.
In questa posizione le braccia sono infatti incrociate al petto nel tentativo di creare una barriera tra se stessi e il nostro interlocutore oppure una situazione che avvertiamo come sgradevole.
Questo gesto ha numerose varianti. Le braccia conserte sono però una posizione universalmente usata ed interpretata come atteggiamento negativo o difensivo. La potrete sicuramente notare nei luoghi pubblici ed affollati tra persone che non si conoscono, nelle code all’ufficio postale e in qualsiasi altro contesto in cui gli individui si sentono incerti ed insicuri.
Per semplificare il tutto possiamo cosi riassumere il messaggio generale che questo gesto può esprimere: la persona non ha intenzione di aprirsi ne di lasciarsi avvicinare.
Uso il condizionale perchè voglio ricordarvi, come sempre, che la lettura di un solo gesto non è mai un indicatore certo della predisposizione interna di un individuo. Ricordate sempre di contestualizzare e leggere i gesti nell’insieme…
Ritornando a noi…se mentre parlate in pubblico vedete uno o più dei vostri interlocutori chiudere le braccia in questa posizione probabilmente avrete espresso un’idea da loro non condivisa. Non avrebbe senso continuare a restare sula vostra posizione, quindi cambiate argomento o cominciate a fare domande a chi vi sta di fronte cercando di meglio comprendere i suo punto di vista.
Alcuni consigli:
Una maniera efficace per indurre qualcuno a disincrociare le braccia è dare qualcosa da tenere oppure da fare. Porgete quindi una penna, un opuscolo o magari un campione di ciò che vendete: in questa maniera sarà costretta ad allungare un braccio e a chinarsi davanti, assumendo quindi una posizione più aperta e più ricettiva.
Anche chiederle di avvicinarsi con il busto per osservare meglio un oggetto o un immagine può essere un buon espediente oppure potete essere voi a protendervi e sollevando i palmi affermare: “vedo che ha qualcosa da chiedermi, cosa vuol sapere?”…o qualcosa di simile…
Una variante di questo gesto è la posizione rinforzata a braccia conserte, con le braccia incrociate e le mani chiuse a pugno, che denota invece un atteggiamento ostile e difesa.
Se a essa si associano un sorriso a labbra tirate, denti serrati e viso arrossato, potete attendervi da un momento all’altro un aggressione verbale.
A volte invece il soggetto che si trova difronte a noi può afferrarsi le braccia per sostenersi e coprire la parte anteriore del corpo. A volte le braccia possono essere strette con tanta forza che dita e nocche diventano bianche. Questa posizione è un modo per la persona di trarre conforto, come se si abbracciasse.
Una combinazione di gesti molto affascinante è quella invece che si ha quando il soggetto incrocia le braccia mostrando però i pollici puntati verso l’alto (le altre 4 dita sono nascoste sotto le braccia con la mano aperta come nella posizione classica) denotando si un atteggiamento difensivo ma associato questa volta ad una grande stima di se.
Per oggi è tutto…spero che questo post vi sia piaciuto…fatemelo sapere lasciando un commento!!!
Nel prossimo articolo sul linguaggio del corpo parleremo dei gesti che denotano insicurezza…
Ciao a tutti e buona giornata,
Antonio
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Linguaggio del Corpo e Colloquio di Lavoro: qualche consiglio per il candidato

Il momento del colloquio di lavoro è per molti, se non per tutti, un momento di alto stress emotivo, condizione psicologica causata dal fatto di non sapere come comportarsi e cosa dire per raggiungere l’obiettivo di “far bella figura” con l’addetto alla selezione.

Un ricettario di comportamenti che possano farvi ottenere l’agognato lavoro non esiste ma, certamente, stare attenti a ciò che comunichiamo con il nostro corpo attraverso gesti, postura, prossemica e quant’altro è sicuramente un ottimo primo passo verso il successo.

Piccola premessa. Spesso gli addetti alla selezione del personale, all’inizio dei colloqui individuali, tendono ad essere particolarmente gentili ed accomodanti, proprio per mettere il candidato a suo agio e creare un clima rilassato, ottimale quest’ultimo per una gestione da manuale dell’intervista. Capita a volte che molti canditati, vista l’apertura del loro interlocutore, si sentano portati ad assumere da subito un atteggiamento troppo “amichevole” e informale, dimenticandosi quasi il luogo e il motivo per cui si trovano li (ndr. parlo per esperienza personale 🙂 ).

Fatta la breve premessa iniziamo questo piccolo prontuario andando per ordine:

La stretta di mano: lasciate perdere quanti vi consigliano una stretta di mano poderosa…da macho in poche parole, uomini o donne che siate. La forza della vostra stretta di mano dev’essere semplicemente calibrata e dosata sulla forza del vostro interlocutore. E’ questo equilibrio di forze che trasmetterà l’idea di “sono a mio agio e sicuro di me”.

Sulla sedia cerca di mantenere una postura rilassata, con entrambi i piedi poggiati per terra (evitando quindi incroci vari di gambe, caviglie e/o piedi) e inclinate il corpo nella direzione del vostro interlocutore. In questa maniera gli state comunicando che quello che vi sta dicendo è interessante, che lui è una persona interessante.

Evitate di costruire delle barriere fra voi e il vostro interlocutore incrociando le braccia o tenendo la borsa fra le vostre gambe. Non avete niente da temere da lui, quindi non ne avete alcun bisogno.

Non giocherellate con anelli, penne, capelli, bracciali; non gesticolate mai puntando l’indice contro il vostro interlocutore…è una di quelle cose che può farvi odiare in un attimo, in particolar modo se è un gesto che ripete spesso quando parlate. Quando parlate, in particolare quando avanzate una richiesta, cercate di mostrare i palmi a chi vi è di fronte. E’ un gesto “antico” che indica al vostro interlocutore che siete sinceri (nell’antichità si mostravano per far vedere di non possedere armi, di non avere intenzioni bellicose).

In generale gesticolare per sottolineare ed enfatizzare quello che si sta dicendo va benissimo e vi farà sembrare entusiasti di ciò che dite e sicuri di voi…ma se siete persone (come me) che tendono a gesticolare “troppo”…beh allora allenatevi a casa davanti allo specchio.

Per quanto riguarda il contatto oculare, cercate di essere il più naturale possibili. Mantenerlo va benissimo, ma ogni tanto potete anche distoglierlo e  guardarvi intorno per poi riprenderlo.

Un altro trucco è quello di annuire, non sempre ( e se siete d’accordo), mentre la persona sta parlando. Il segreto, per far capire al nostro interlocutore che lo stiamo seguendo e che ci piace quello che sta dicendo, è di muovere il capo al ritmo della sua voce.

Questi sono solo alcuni piccoli consigli che possono fare la differenza durante un colloquio di lavoro. Ricordate sempre che il linguaggio del corpo è il linguaggio dell’inconscio, quindi viene elaborato e funziona ad un livello più profondo di quello cosciente.

Inoltre ricordate un ultima cosa…la strategia migliore è sempre e comunque quella di essere se stessi!!!

Al prossimo articolo,

Antonio

Vi ricordo che il 24 e 25 Novembre si terrà a Bari il nostro seminario sul linguaggio del corpo: i segreti della comunicazione non verbale, ad un prezzo promozionale di 60 euro per chi prenoterà entro la mezzanotte del 18.

Corso di Comunicazione Non Verbale, Linguaggio del Corpo e Microespressioni 

Linguaggio del Corpo: le regole di base per una buona interpretazione

Esistono gesti universali? La risposta è si. Esistono gesti identici in tutto il mondo e che non variano da cultura a cultura. Alcuni di questi sembrerebbero essere di natura innata. Ne è un esempio il cenno con il capo per rispondere affermativamente che viene usato sin dalla nascita anche da chi è cieco. Oppure il cenno con il capo che indica la negazione, anch’esso lo ritroviamo già nella prima infanzia quando osserviamo il bambino girare la testa da un altra parte quando non vuole più il latte per rifiutare il seno materno. In questa maniera impariamo da subito la valenza di determinati gesti e impariamo a ricorrervi per esprimere accordo e disaccordo.
L’origine evolutiva di alcuni di questi gesti è da ricondursi al nostro passato “animale”. Scoprire i denti e dilatare le narici sono azioni che indicano un atteggiamento aggressivo e sono segnali primitivi usati dai primati per manifestare il loro intento di attaccare o difendersi a chi si trova loro difronte. La dilatazione delle narici consente un maggior afflusso di aria, quindi ossigeno, poco prima di una reazione di “combatti o fuggi”.
Bisogna però ricordare che, cosi come nel linguaggio abbiamo delle forti variazioni da cultura a cultura, anche alcuni segnali del corpo variano…ma di queste differenze ce ne occuperemo in un altro post.
Ecco le tre regole principali per leggere correttamente i segnali che il corpo del nostro interlocutore ci invia:
1) Leggere i gesti nell’insieme. L’errore più comune e sicuramente anche quello più grave che la gente compie dopo aver seguito un corso sulla comunicazione non verbale o letto un libro sull’argomento, è quello di interpretare qualsiasi gesto isolato come indicatore affidabile delle intenzioni del nostro interlocutore. Il linguaggio del corpo deve essere invece paragonato ad un qualsiasi altro linguaggio orale, composto da parole, frasi e punteggiature. I gesti possono essere tranquillamente paragonati alle parole e come queste possono avere più significati (come ad esempio nella lingua inglese).
Solo quando collochiamo un termine nel contesto di una frase, assieme ad altri, ne comprendiamo con certezza il senso. Ala stessa maniera i gesti si combinano in frasi, quindi in gruppi, che ci svelano i veri sentimenti e atteggiamenti delle persone. Un insieme di gesti, per poter essere letto correttamente deve contenere almeno tre gesti. Nei prossimi post vi descriverò varie combinazioni di segnali non verbali.

2) Attenzione alla coerenza. Diversi studi hanno dimostrato che i segnali non verbali hanno un impatto cinque volte maggiore di quelli verbali e che,quando tra di essi c’è discordanza, un soggetto fa affidamento sul messaggio non verbale (in particolar modo le donne).
Se vedeste uno dei nostri politici (e sicuramente lo vedrete) mentre è dietro una scrivania o un leggio affermare con sicurezza (a voce) ma con le braccia conserte e il mento abbassato (atteggiamento critico, ostile) di essere sensibile alla idee dei giovani, gli credereste? E se tentasse di persuadervi della veridicità delle sue parole colpendo ripetutamente la scrivania con il taglio della mano?
Freud descrisse il caso di una sua paziente che, pur affermando di essere contenta del matrimonio, continuava a sfilare e infilare la fede dal dito. Quando la donna parlò dei suoi problemi coniugali Freud non ne rimase affatto colpito essendo consapevole del suo significato.
3) Leggere i gesti nel contesto. Tutti i gesti devono essere valutati nel contesto in cui vengono effettuati. Se ad esempio in una fredda giornata d’inverno incontrate un amico alla fermata dell’autobus in posizione di chiusura, con braccia e gambe conserte, probabilmente cerca semplicemente di proteggersi dal freddo. Se lo stesso amico ha la stessa postura ad una cena a casa di amici mentre proponete un’idea o il vostro punto di vista su un argomento, beh, probabilmente non apprezza il vostro intervento.
Vi è piaciuto l’articolo? Fatemelo sapere con un commento.
Ciao,
Antonio
Ps. Vi ricordo che il 9 e 10 Marzo si terrà a Bari la nuova edizione del nostro corso sul linguaggio del corpo. Per maggiori info cliccate sull’immagine qui sotto

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