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LiberaMente è un luogo dedicato alla persona nella sua interezza. La nostra è un’idea di “wellness centre”, una moderna e innovativa “Palestra della mente”, qualcosa di diverso dalla solita palestra e qualcosa di Continua »

Linguaggio del Corpo in Pillole: il potere del sorriso

Linguaggio del Corpo in Pillole: gesticolare aiuta la concentrazione

Sviluppo Personale – Appuntamento gratuito con “Strategies”: le strategie vincenti per raggiungere la vita che desideri

Il tipo di domande che ci poniamo determina la qualità della nostra vita, a casa come sul luogo di lavoro.

Per questo motivo si rende indispensabile individuare quelle strategie di pensiero che siano in grado di aiutarci far chiarezza sui nostri obiettivi e tracciare la strada più agevole per raggiungerli.

Il primo passo da compiere è sicuramente quello di divenire pienamente consapevoli di quegli aspetti della nostra vita che spesso, a causa del tram tram quotidiano, dei mille impegni e del poco tempo che abbiamo da dedicare a noi stessi, trascuriamo.

Senza degli strumenti o delle strategie che ci aiutino a riflettere con chiarezza sui singoli aspetti che caratterizzano la nostra vita, risulta davvero difficile tracciare un quadro complessivo del momento esistenziale che stiamo vivendo o stabilire la rotta migliore da seguire.

Per scoprire le strategie mentali più efficaci a fare chiarezza sulla vostra vita ed a realizzare i vostri desideri vi aspetto all’ appuntamento Gratuito con STRATEGIES, il nostro nuovo laboratorio esperienziale, questo Venerdì, 14 Dicembre, a partire dalle ore 19, presso la nostra nuova sede in via Principe Amedeo 160 a Bari.

Per informazioni e prenotazioni potete inviare una e-mail a info@liberamentebari.com o chiamare al numero 347 3335156. 

 “Quando inseguite i vostri obiettivi guidati dai vostri valori nel contesto dei vostri sogni, i miracoli accadono!”(Paul McKenna)

A presto,

Antonio Antefermo

 

Linguaggio del Corpo: alla ricerca di un po di sicurezza…

linguaggio del corpo i gesti di difesaCominciamo da una piccola considerazione…

Quando eravamo piccoli i nostri genitori ci abbracciavano e ci stringevano quando ci vedevano tristi, preoccupati o magari sofferenti. Da adulti assumiamo invece posizioni con le quali tentiamo di riprodurre quella sensazione di conforto quando ci ritroviamo davanti a situazioni ad alto stress.

Al posto di incrociare completamente le braccia, atto che può palesare fin troppo bene la paura che proviamo, a volte (in particolar modo le donne) usiamo un gesto molto più sottile, l’incrocio parziale: un braccio viene posto orizzontalmente all’altezza della vita e stringe l’altro, formando cosi un una barriera e simulando in tal modo una sorta di abbraccio.

Le barriere cosi create vengono spesso utilizzate in occasioni di riunioni con persone estranee o quando ci si sente insicuri. Una donna che assuma questa posizione si trova in una situazione tesa anche se di solito afferma di sentirsi a proprio agio.

Quando si trovano in una situazione simile gli uomini invece tendono invece ad utilizzare un’altra barriera parziale, l’incrocio delle mani sul corpo.

Conosciuta anche come posizione della zip rotta è un gesto che aiuta a sentirsi maggiormente sicuri in situazioni stressogene perchè protegge i genitali ed evita le conseguenze di potenziali “attacchi frontali”.

In molti vi ricorrono anche quando fanno la fila per mangiare negli istituti di carità o per ricevere sussidi; in questo caso denota scoraggiamento e vulnerabilità.

Un personaggio storico che veniva spesso ritratto in questa posizione era Hitler. Lo usava infatti regolarmente in pubblico per mascherare il senso di inadeguatezza sessuale che gli procurava il fatto di avere un solo testicolo.

Antonio Antefermo

Vi ricordo che il 5 e 6 Ottobre si terrà a Brindisi il nostro seminario sul linguaggio del corpo. CLICCATE QUI PER IL PROGRAMMA COMPLETO

Te lo leggo in faccia: introduzione alle Micro-espressioni facciali

Quanti di voi hanno amato la serie televisiva LIE TO ME?
Si, quel telefilm in cui il Dottor LightMan (interpretato magistralmente dal mitico Tim Roth), con i suoi modi poco ortodossi, smascherava i bugiardi solo guardandoli in faccia, aiutando così l’FBI (e non solo) a risolvere i casi più difficili.
In quella serie tv si parlava di micro-espressioni facciali. Ma chi sa di cosa si tratta veramente? Ma soprattutto, è tutto vero?
La risposta a quest’ultima domanda è SI. Non solo, gli attori che hanno partecipato alle riprese sono stati addestrati da Paul Ekman in persona; il tutto per rendere il più “scientificamente” corretto il contenuto del telefilm.
Ma chi è costui (in molti si staranno chiedendo)?
Paul Ekman è stato professore di Psicologia all’università della California (UCSF) fino al 2004. Il suo più grande contributo alla psicologia moderna è costituito dalle sue ricerche sulle emozioni umane e l’universalità delle espressioni ad esse associate, considerate infatti di origine biologiche e con funzione altamente adattive per la vita dell’uomo. Questa teoria si basa sulle intuizioni, a loro tempo denigrate ed accantonate, di Charles Darwin. Nel suo libro “the expression of emotion in man and animals” il grande biologo metteva a confronto infatti le espressioni del mondo animale con quelli degli essere umani, creando un continuum nella filogenesi delle stesse.
Secondo Ekman le emozioni universali sono 6: rabbia, felicità, disgusto, sorpresa, paura e tristezza. Quando si parla di universalità si parla di espressioni geneticamente determinate e non influenzate dalla cultura di appartenenza e dai tratti di personalità.
A confermare le sue teorie sono arrivati tanti studi empirici fra i quali quelli svolti negli anni 70 su una popolazione della Nuova Guinea che non aveva mai avuto contatti con la cultura occidentale.
Un altra scoperta fondamentale di Ekman è quella che riguarda l’esistenza delle microespressioni, che flashano sul viso per circa 1/5 di secondo rivelando il vero stato d’animo della persona e che sono impossibile da mascherare in quanto inconsce. La problematica principale legata allo studio delle espressioni umane è che noi tutti siamo abituati a mascherare determinate emozioni perchè, sin da piccoli, ci hanno insegnato vere e proprie regole sociali di regolazione delle espressioni. Questo porta quindi a simulare alcune espressioni (ad esempio ci mostriamo felici quando la nostra zia ci regala il maglione più brutto che abbiamo mai visto per non ferire i suoi sentimenti) e a mascherarne altre (magari siamo ancora arrabbiati con un nostro amico che ci ha chiesto scusa per ciò che ha fatto ma mostriamo un sorriso “sociale” per fargli comunque intendere che lo vogliamo perdonare).
Un altro passo importante nella ricerca delle espressioni umane è sicuramente la realizzazione del FACS (facial action codyng system) messo a punto da Ekman e che permette la codifica di qualsiasi espressione e/o microespressione a partire dal movimento dei muscoli facciali che agiscono in sincrono per crearla.
Grazie a questo metodo è stato dimostrato che noi uomini non riusciamo ad utilizzare consciamente tutti i muscoli che intervengono nella creazione di determinate espressioni e questo ci permette di capire chi sta simulando. Ad esempio per distinguere un sorriso “sincero” (sorriso Duchenne) da uno “sociale” è quello di notare se si creano le cosiddette “zampe di gallina” all’esterno degli occhi. Questo perchè questo fenomeno è legato all’utilizzo di un muscolo, l’ “orbicularis oculi”, impossibile da controllare volontariamente. L’altro muscolo che interviene nel sorriso è invece lo “zigomatico”.
Chiudo qui questa breve biografia di Paul Ekman con la promessa di inserire in altri post maggiori informazioni e più dettagliate sul lavoro di questo grande ricercatore.
Ciao a tutti
Antonio
Bibliografia
Te lo leggo in faccia – Paul Ekman

L’inconscio per amico: alla scoperta del Sè istintivo

Il termine “Inconscio” è molto ampio e ancora oscuro per la scienza. In realtà contiene almeno due cose distinte: da una parte ci si riferisce a eventi immagazzinati nella memoria e di cui non abbiamo alcun ricordo, e dall’altra parte ad un aspetto di noi che si manifesta con veri e propri atteggiamenti, pensieri, azioni, che non sono sotto il nostro diretto controllo come i tic nervosi e le fobie.

Con il termine “Inconscio” ci riferiamo a quest’ultima parte, alla parte di noi che pensa e agisce al di fuori del nostro controllo: una vera e propria personalità. Questa personalità è diversa dalla nostra coscienza, dall’Io Conscio e, come spiego dettagliatamente nel libro, ha una sua propria coscienza.
Poeti, scrittori, cantautori hanno scritto e creato canzoni su quest’essere dentro di noi: avrete sicuramente sentito parlare del dott. Jekyll e Mr. Hide, ci hanno anche fatto un film. E chi non ha letto quel bellissimo libretto di Antoine de Saint Exuperi che si intitola “Il Piccolo Principe”? o “Il Lupo della Steppa” di Hermann Hesse?
Chi mai sono Mr. Hide, il piccolo principe ed il lupo della steppa se non quell’essere di cui stiamo parlando?
Franco Battiato in una sua canzone usa queste parole: “…ma l’animale che mi porto dentro, non mi fa vivere felice mai, si prende tutto, anche il caffè, mi rende schiavo delle mie passioni. E non s’arrende mai, e non sa attendere…”.
Anche nella canzone “L’Animale” di Battiato parliamo di questo essere, questa coscienza che è dentro di noi che spesso è in conflitto con la nostra parte razionale.
Ci sono due Io dentro di noi. Due Io che utilizzano in genere uno solo dei due emisferi del cervello Quest’altro Io, questa personalità inconscia dentro di noi è il Sé Istintivo, ed è la sede della memoria e delle emozioni.

Lo Zen e l’arte della Meditazione in movimento

Che camminare faccia bene alla salute lo sappiamo un po’ tutti ma, che possa aiutarci a ritrovare anche il nostro equilibrio psichico ed una maggiore consapevolezza di noi stessi, forse lo sanno ancora in pochi.

In molti si staranno chiedendo cosa ci sia di cosi trascendentale in un attività quotidiana come il camminare da poterci aiutare ad elevare persino il nostro spirito. Ogni giorno le nostre gambe ci portano alla fermata dell’autobus, al supermercato, nelle aule universitarie. A volte camminiamo con un passo tranquillo e rilassato, altre volte quasi corriamo nel tentativo di non arrivare tardi al nostro appuntamento. Tutto questo andare e venire durante la giornata sembra avere molto poco a che fare con pratiche salutari in grado di alleggerire la mente e lo spirito dai loro pesi eppure, le antiche tradizioni Zen, guardano al camminare come ad un ponte fra la meditazione e la vita quotidiana; un modo per rendere la prima parte della seconda.

Come tutte le cose a questo mondo, infatti, anche passeggiare può essere fatto con consapevolezza oppure con “leggerezza”, mettendo il pilota automatico, cancellando il mondo attorno a noi e lasciando che i pensieri si annodino confusamente l’uno all’altro.

Quando decidiamo invece di camminare in “modalità Zen” decidiamo consapevolmente di assaporare la vita in tutta la sua intensità ed in particolare, nel qui ed ora! Gridiamo silenziosamente al mondo intorno a noi: “siamo qui, esistiamo”.

Camminare ci aiuta ad essere in contatto con il nostro corpo, ad ascoltare la sua voce ed accogliere le sue richieste, i suoi bisogni.

Camminare in modo Zen vuol dire meditare in movimento e quindi, acquietare e rilassare la mente. Conosco personalmente molte persone che trovano parecchie difficoltà ad affrontare la classica meditazione seduta e non farsi travolgere dai propri pensieri. Camminare con consapevolezza può essere per queste persone la loro personale pratica meditativa.

La camminata Zen può diventare la via per gestire ansie e preoccupazioni imparando ad immergersi nel momento presente e ad osservare tutto quello che il mondo attorno a noi ci offre quotidianamente e che, immersi nella ragnatela dei nostri pensieri, ci lasciamo sfuggire.

Il maestro zen vietnamita Thich Nhat Hanh ama spiegare che, quando si medita camminando, ogni passo del nostro viaggio diventa la destinazione.

Provate voi stessi seguendo questi piccoli accorgimenti.

Per provare la prima volta a camminare con consapevolezza ti consiglio innanzitutto di trovare un posto tranquillo, va bene anche al chiuso all’inizio. Inspira ed effettua il primo passo, focalizzando la tua attenzione sulla pianta del piede destro. Solo quando sei consapevole che il tuo piede è completamente poggiato a terra ed ha finito quindi il suo movimento, sposta l’attenzione sul tallone del piede sinistro che comincia a sollevarsi e completa con consapevolezza anche questo passo. Mentre camminate con passo sincronizzate il respiro con i vostri passi. Tenete la vostra testa alta e dritta, guardatevi attorno e imparate a meravigliarvi di quello che vi circonda. Ascoltate le sensazioni che fanno vibrare il vostro corpo; sintonizzatevi sui suoni che vi circondano. Ricordatevi di essere sempre presenti nel qui ed ora. Lasciatevi guidare dalla terra!

Iniziate con camminate brevi, di 10 minuti circa. Fatelo ogni giorno e vedrete i risultati sul vostro stato di benessere.

A presto,

Antonio Antefermo

Psicologo e mental coach

Crescita Personale & Life Coach: il critico interiore

Criticare per molte persone è un hobby, per altre uno sport. C’è chi critica con l’intento di fare del bene, come nel caso dei genitori che rimproverano il comportamento del loro figlio con la speranza che apprenda una lezione di vita; c’è poi chi critica per “lavoro” e chi lo fa perché non conosce alternative comunicative, non ponendo attenzione ne alle parole che utilizza per esprimere la propria opinione ne alle reazioni che suscita nel suo interlocutore. Ci sono poi le cosiddette “critiche costruttive”, ma a me quelle piace chiamarle “consigli” o al  massimo, “puntualizzazioni” 😉

Qualunque sia la motivazione che ha portato alla sua formulazione resta il fatto che, quando arriva, una critica fa male, specie quando ci viene rivolta da persone a cui teniamo particolarmente. Le parole colpiscono le orecchie e subito dopo si insinuano nella nostra mente e li cominciano la loro opera “demoralizzatrice”.

Pensate cosa accade quando le critiche arrivano direttamente dall’interno della nostra testa. Quando quella vocina “punitrice” è quella del nostro “critico interiore” il cui lavoro principale è quello di sottolineare in maniera repentina qualsiasi errore, anche il più piccolo, nel momento stesso in cui lo stiamo commettendo o subito dopo. Non esiste critico peggiore che possiamo incontrare lungo la nostra strada.

Per identificare il vostro critico interiore fermatevi un attimo, in questo momento, e pensate a cosa vi dite e come ve lo dite (il tono, la velocità di eloquio ecc…) ogni volta che commettete un errore, una gaffes o state per prendere una decisione. Ripescate un ricordo nella vostra memoria e ponete attenzione a quella voce.

Usate con voi stessi frasi del tipo: “perfetto, un’altra esperienza che mi farà crescere ed imparare qualcosa di nuovo”. Oppure parole del tipo: “sei sempre il solito stupido”, “combini sempre casini”, “quando imparerai”…

Spesso, purtroppo, siamo propensi a criticarci aspramente e lo facciamo con un tono arrabbiato, sarcastico, rassegnato…

Bisogna ricordare però che, così come i nostri genitori, anche il nostro critico interiore ha un’intenzione positiva: quella di aiutarci a non commettere ulteriori errori “sgridandoci” puntualmente ogni qualvolta ne commettiamo uno. Il problema è che queste critiche agiscono negativamente sulla nostra autostima e sul nostro stato emotivo…con risultati ovviamente catastrofici per il nostro “apprendimento”.

La soluzione? Trasformare quelle critiche in parole e consigli costruttivi.

Come farlo? Mandando a scuola di comunicazione efficace il nostro critico interiore 🙂

Prendetevi 2 minuti di pausa da quello che state facendo e provate questo semplice esercizio:

–          Pensate ad un’occasione in cui avete commesso uno sbaglio e puntualmente vi siete criticati;

–          Ricordate quello che vi siete detti;

–          Domandatevi: “come potrei far arrivare lo stesso messaggio ma incoraggiandomi?”. Riformulate il contenuto della frase come nell’esempio precedente.

–          Ritornate nuovamente al momento in cui avete commesso il “misfatto”. Questa volta vedetevi entrare dentro voi stessi e rivivete la scena come se foste li in quel preciso momento. Criticatevi in maniera costruttiva.

Fate questo esercizio nei prossimi giorni e cominciate a ristrutturare il modo in cui vi parlate facendo attenzione al tono di voce e al contenuto del messaggio. Educate il vostro critico interiore a sforzarsi di imparare a formulare frasi motivazionali e non semplici critiche.

Per molte persone, inoltre, la vocina del loro critico interiore è cosi fastidiosa da impedirgli anche di svolgere i passaggi dell’esercizio esposti in precedenza. Se questo è anche il vostro caso avete bisogno di farne un altro prima di procedere con la riformulazione del contenuto del messaggio:

identificate da dove proviene la voce e immaginate di avere un mixer audio tra le vostre mani; utilizzate le diverse manopole, tasti e levette per abbassare il volume, aumentare la velocità di eloquio…trasformate quella voce, ad esempio, in quella di topolino o paperino; vi infastidisce ancora quando vi critica?

Aspetto i vostri feedback!

Antonio Antefermo

Life&Business Coach

Linguaggio del Corpo: il corpo va dove la mente vuole

Spesso capita di essere assaliti dalla sensazione che, la persona di fronte a noi, non sia realmente interessata alle nostre parole, nonostante sfoggi un sorriso a trentadue denti e interagisca con noi annuendo e intervenendo nel discorso di tanto in tanto. Forse si tratta di una sensazione viscerale e non ben definita che ci fa vivere in modo negativo la conversazione. Probabilmente,  una vocina comincia a risuonare nella nostra testa ponendoci difronte alla cruda realtà mentre, la nostra parte razionale, si ancora ai comportamenti più visibili come sorrisi e cenni con il capo, che sembrano invece rinforzare l’idea che il nostro interlocutore apprezzi la nostra compagnia e quanto gli stiamo raccontando.

Questo accade perché il vostro inconscio è in grado di leggere ed interpretare correttamente i sottili segnali che il corpo del vostro interlocutore vi sta inviando. Purtroppo, la maggior parte delle persone, non sono però in grado di interpretare quello che il proprio inconscio sta dicendo loro.

Cerchiamo di capire come riuscire ad interpretare correttamente le intenzioni del nostro interlocutore.

La regola da tener sempre presente è questa: la direzione in cui il corpo è orientato indica dove la persona vorrebbe essere in quel momento.

Esempio: il vostro amico ha la testa rivolta verso di voi, vi sorride e fa cenni con la testa, ma se guardate i suoi piedi, questi sono rivolti verso un’altra persona o, peggio ancora, verso la porta.

Ricordate, solo quando il corpo è allineato in direzione di chi sta parlando possiamo avere la certezza che quello che stiamo dicendo interessa veramente all’altra persona.

L’orientamento del corpo fornisce indizi importanti per poter decifrare correttamente il suo atteggiamento nei confronti di chi gli è vicino e le sue intenzioni. Se volete mettere a proprio agio il vostro interlocutore mettetevi a 45 gradi rispetto a lui, in una posizione “aperta”; se invece volete imporvi o metterlo un po’ sotto pressione, mettetevi esattamente di fronte.

Imparare queste poche regole può essere utile non solo per diventare dei comunicatori efficaci ma anche per comprendere in maniera rapida quali sono i rapporti sociali all’interno di un gruppo di amici, un team di lavoro, una classe ecc…

Buona giornata,

Antonio

 

Nuovi Corsi sul Linguaggio del Corpo e Microespressioni a Brindisi, Bari e Matera

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